domenica 8 novembre 2015

La stessa notizia (08/11/2015)



Stanno occupando l’attenzione pubblica (le prime pagine sono di sabato 7 novembre) le vicende del cosiddetto Vatileaks 2. Stanno facendo molto rumore le questioni sugli sprechi di denaro e sulle ricchezze dei cardinali. Ci sono in questa vicenda alcune considerazioni curiose, seppur frustranti. Innanzitutto l’ingerenza laica in faccende ecclesiali; si è capaci a frignare a parti invertite e poi a tacere quando fa comodo. C’è poi da considerare la misericordia. Perché su alcune colpe (vedi il denaro) non c’è perdono, mentre su altre (eresie e abusi liturgici) ci dovrebbe essere un rompete le righe esagerato? C’è, infine, una terza curiosità da non trascurare: nel primo Vatileaks i documenti venivano trafugati per attaccare e screditare il pontefice di allora; in questo Vatileaks le cose sono ribaltate: i cattivi sono i cardinali, l’unico buono è il pontefice di allora, solo al comando e non aiutato a riformare la Chiesa. Ci sono alcuni conti che non tornano e non sono solo quelli di singoli cardinali che in maniera più o meno ridicola tentano di giustificare le loro proprietà e ricchezze. Perché il problema non è la ricchezza in sé – come insegna il Vangelo – ma come questa viene utilizzata. Che da questa vicenda passi un messaggio pauperocomunista è alquanto disgustoso e preoccupante. Ma, si sa, conviene a molti, dentro e fuori i sacri palazzi, screditare la Chiesa e l’opera di quanti (sempre più di quanti si pensa) sacerdoti, preti, vescovi, cardinali e laici cattolici (soli in un Paese di assenteisti della carità) fanno con quei soldi che tanto si disprezzano (ma solo perché nelle tasche altrui) a beneficio di tanti, tanti, che non trovano posto sulle prime pagine dei giornali.