domenica 20 settembre 2015

C’è bisogno di qualcuno che insegni il Vangelo ai romani



Le periferie, le periferie, l’ecumenismo, i diversi, gli altri e i lontani. E noi? noi che aneliamo a stare e a rimanere nel centro, nel cuore della Chiesa di Cristo (la Cattolica, quindi)? Di noi chi si preoccupa? Perché noi non vogliamo fare da soli, chiediamo pastori, che ci guidino. Eppure lo sguardo è rivolto altrove. A compiacersi di chi non crede in Gesù Cristo e di chi di Gesù Cristo ha fatto il pretesto delle proprie idee. C’è bisogno che qualcuno insegni il Vangelo ai romani. Ma c’è bisogno che qualcuno creda nel Vangelo e non si ostini, ipocritamente, a sostenere che sia necessario adattarlo alle esigenze del momento rifiutandosi di ammettere di credere che egli ne sa più di Gesù Cristo. C’è bisogno che qualcuno ami i romani. Come cittadini e come fedeli. Ma a politici e amministratori gli importa di loro solo per un segno di matita e per un reddito da tassare. Così come ci vorrebbe che qualcuno amasse i cattolici romani. Ma si è perso questo amore e si è trasformato in disprezzo, sempre meno sopportato e sempre meno celato. Siccome costoro sono fedeli, non cambiano la loro fede barattandola al mercatino dell’usato di altri credo, non possono essere venduti nel mercato della globalizzazione religiosa di una cattolicità divenuta social a livello mediatico più che sociale a livello cristiano. Così rimanere cattolici non è ben visto. Costoro soffrono di essere orfani, perché a differenza di coloro che – riempiendo piazze e aule pontificie – non possono fare a meno della guida paterna e dell’amorevolezza materna di Santa Romana Chiesa. Ma queste guide guardano altrove e non confermano nella fede, ma creano scandalo e accusano chi si scandalizza di ogni male. Cornuti e mazziati. C’è bisogno di qualcuno che ami i romani e la romanità della Chiesa cattolica. In assenza di uomini in carne ed ossa, nella fedeltà al Dogma della Comunione dei Santi, ci si rivolga a San Filippo Neri, romano di adozione.