mercoledì 10 dicembre 2014

Alcuni appunti sull’uomo tecnologico, tratti da Gli strumenti del comunicare di M. McLuhan (edizione ilSaggiatore, 2011):

“Ci stiamo rapidamente avvicinando alla fase finale dell’estensione dell’uomo: quella, cioè, in cui, attraverso la simulazione tecnologica, il processo creativo di conoscenza verrà collettivamente esteso all’intera società umana, proprio come, tramite i vari media abbiamo esteso i nostri sensi e i nostri nervi.” [1]

“Gli effetti della tecnologia non si verificano infatti al livello delle opinioni o dei concetti, ma alterano costantemente, e senza incontrare resistenza, le reazioni sensoriali o le forme di percezione. Soltanto l’artista (quello autentico) può essere in grado di fronteggiare impunemente la tecnologia, e questo perché la sua esperienza Io rende in qualche modo consapevole dei mutamenti che intervengono nella percezione sensoriale.” [2]

“Quando si opera nella società con una nuova tecnologia non è infatti l’area incisa quella che viene maggiormente toccata. La zona dell’urto e dell’incisione è intorpidita. Quello che cambia è l’intero sistema.” [3]


“La nostra nuova tecnologia elettrica che estende i nostri sensi e i nostri nervi in un discorso globale può avere grande influenza sul futuro del linguaggio. Essa non ha bisogno di parole come il calcolatore numerico non ha bisogno di cifre. L’elettricità apre la strada a un’estensione del processo stesso della consapevolezza, su scala mondiale e senza alcuna verbalizzazione. E possibile che questo stato di consapevolezza collettiva fosse la condizione dell’uomo preverbale. Ed è possibile che il linguaggio, come tecnologia dell’estensione umana di cui conosciamo così bene i poteri di divisione e di separazione, sia stato la «torre di Babele» mediante la quale gli uomini hanno cercato di arrampicarsi nel più alto dei cieli. Oggi i cervelli elettronici ci promettono la traduzione immediata di un cifrario o di un linguaggio in qualunque altro. Ci promettono insomma, attraverso la tecnologia, una condizione pentecostale di unità e comprensione universali. Logicamente la fase successiva dovrebbe consistere non nel tradurre ma nel superare i linguaggi a favore di una consapevolezza cosmica generale che potrebbe essere assai simile all’inconscio collettivo sognato da Bergson.” [4]

“Il tema di questo libro è che neanche la più lucida comprensione della forza particolare di un medium può impedire la consueta «chiusura» dei sensi che ci conforma allo schema dell’esperienza subita. La più totale purezza d ’animo non serve a difenderci dai batteri, anche se i colleghi di Louis Pasteur lo espulsero dall’ordine dei medici per le sue volgari affermazioni sull’azione invisibile dei batteri stessi. Per resistere alla tv bisogna quindi acquistare l ’antidoto di media affini come la stampa.” [5]



p p. 23
[2] p. 39
[3] p. 77
[4] pp. 89-90
[5] p. 294