giovedì 19 giugno 2014

In questi giorni occupano le prime pagine dei giornali e i primi servizi dei telegiornali gli arresti dei veri o presunti assassini di due casi di cronaca che hanno fatto scalpore. Quello che colpisce è il ruolo che esercitano i mezzi di comunicazione su questi eventi. Ho scritto di presunti assassini, perché spesso, nonostante paventate certezze scientifiche, questa certezza non si ha, ma questo non importa, l’importante è avere un colpevole (vero o presunto non importa) da sbattere in prima pagina e sul quale scaricare tutte le morbosità possibili e tutte le ansie possibili. Non riusciamo a spiegarci come sia possibile che un padre di famiglia, magari anche economicamente non in difficoltà, posso arrivare a commettere crimini efferati. Ci stupiamo di come questo sia possibile e di come ciò accada in posti tranquilli e non segnati dalla povertà e dalla criminalità. Il male non nasce dal conto in banca. Il male c’è nel mondo e prende le forme più variegate e impensabili. Sì il male e la follia albergano anche nel nostro vicino di casa e non necessariamente all’altro capo del pianeta. Il male risiede, infine, proprio dentro di noi. Solo se ne siamo consapevoli possiamo contrastarlo e combatterlo. Non sempre vincerlo, ma almeno limitarne l’azione. Il male dell’uomo non è risolvibile con una riforma della costituzione o con l’aumento dei controlli sul territorio (per quanto possano aiutare). Il male è una realtà ineluttabile, che fa parte della condizione umana (quello che la dottrina cattolica chiama peccato originale). Avari come siamo di catechismo (ridotto a spicciole festicciole di esperienze religiose del buon vivere che non dà risposte perché non riconosce l’esistenza della verità) e con un mondo incapace di fornirci risposte su chi è l’uomo, su chi siamo noi stessi, ogni volta che questi episodi attirano l’attenzione della cronaca, veniamo risucchiati in un vortice di sconforto e di traumi che non sappiamo spiegare. Il male non è spiegabile, non ha una logicità. Si possono trovare spiegazione psicologiche o sociali, ma queste non spiegano sempre e comunque perché un padre debba sgozzare i figli o perché un padre debba violentare e uccidere una bambina. Contro il male non c’è riforma sociale che tenga: c’è bisogno di santi che se ne facciano carico accettandolo per risparmiarne altri.