giovedì 13 febbraio 2014


Aldilà delle evidenti banalità di questo film (tutto ciò che è cattolico viene fatto passare per bigotto e oscurantista, ignorando la falsità e l’ipocrisia dell’altra faccia della medaglia) c’è questo spezzone molto interessante. Sia per la questione dei preti sposati, sia per le ideologie di classe, sui poveri, sulle periferie…





Il dialogo tra i due (don Leone e Paolo VI) è molto indicativo della mentalità che allora era nuova e oggi è normale: adattare i principi della Chiesa all’uomo moderno e contemporaneo e non, invece, elevare l’uomo moderno e contemporaneo a ciò che la Chiesa ha sempre creduto e predicato, anche a costo del martirio, e che considera la Verità e come tale bisogna adeguarsi ad Essa e non il contrario.
Non voglio entrare nella questione teologico dottrinale dei preti sposati, ma è evidente come su ogni caso limite, su ogni esigenza pastorale e personale, venga fondata la pretesa di modificare la dottrina. Ieri la liturgia vicino al popolo (chi ricorda o guarderà il film vedrà scene esageratamente ridicole per svincolare questo ridicolo principio), oggi la comunione ai divorziati, le seconde nozze e l’omosessualità, domani la pedofilia, eccetera. Da quando la Tradizione è stata umiliata e del deposito della fede si è fatta un’opinione, è normale e coerente che tutto diventi motivo di discussione, di riforma e di aggiornamento. Così come la Messa è stata “trasformata” in una cena, a breve (attendo fiducioso) ci diranno che la stessa Resurrezione di Gesù Cristo (sulla storicità ci hanno alacremente lavorato) verrà messa in dubbio e necessiterà di essere aggiornata con il linguaggio e le esigenze dell’uomo moderno (magari parleranno di upload di Gesù Cristo).

                Se non si crede in quello che la Chiesa insegna (e si può farlo senza essere calunniati, anzi!) perché entrare in seminario, promettere a Dio e agli uomini di credere ed essere fedeli e poi pretendere che questo credo venga ritagliato ad hoc sulle proprie esigenze? È una fedeltà a tratti? Così come per i laici: se non si crede in ciò che la Chiesa insegna lo si può fare più che liberamente: l’apostasia è per tutti – il nostro clero ne è la dimostrazione – ma almeno abbiate la dignità e la coerenza di professarvi tali, apostati per l’appunto, e non più cattolici.