lunedì 16 dicembre 2013

La vicenda dei Francescani dell’Immacolata ha mostrato la sua gravità già da quando è esplosa. I cortigiani di Papa Francesco non ne parlano perché solleverebbe delle perplessità quantomeno imbarazzanti sul corso inaugurato da Bergoglio, ma tant’è e ne prendiamo atto. Così come prendiamo atto del fatto che a breve, non so se sarà questione di mesi o anni (nella Chiesa 2.0 tutto è più veloce, al passo con i tempi moderni) per i cattolici non ci sarà più diritto di cittadinanza. Verremo deportati in qualche campo di concentramento, magari per una riabilitazione, di certo c’è che in questa Chiesadellamisericordiaapertaatutti per i cattolici posto proprio non c’è. Eretici, apostati e ostinati non cattolici sono i benvenuti, specie se nei confronti dei cattolici hanno l’aria disgustata. Il motivo di questa mia certezza? Basta essere intellettualmente onesti e analizzare la situazione ecclesiale di oggi. Non bisogna essere profeti, serve semplicemente un po’ di sincerità. Ma questa oggi latita, specie tra gli esperti di cose vaticane. L’ultima genialata dei nostri sacri pastori riguarda, appunto, i Francescani dell’Immacolata rei, perché il problema sta tutto lì, di celebrare la Messa secondo il rito antico, obbedendo alle norme canoniche stabilite da Benedetto XVI nel Motu Proprio Summorum Pontificum. Ovviamente il problema non è solo la Messa, ma quello che essa rappresenta. Celebrare secondo il rito antico significa amare la Tradizione, sottostare alla Verità senza sposare quella in voga sui giornali, amare la Chiesa tutta, non solo quella che ci piace, mettendo tra parentesi tutto il resto. Celebrare con il rito antico (o quantomeno non ignorarlo e disprezzarlo) significa non ergersi a costruttori di cose nuove, ma umili servitori di cose eterne. È la concezione di Chiesa e di fede che è diversa. Per alcuni la Chiesa nasce con Cristo e la Messa è un sacrificio, per altri la Chiesa nasce dal Vaticano II (ed è un continuo rinascere ad ogni pontificato) e la Messa è una cena. Il fatto è che la prima visione è vincolata al Dogma, quindi è vera; la seconda è ancorata al niente, all’eresia, e quindi è falsa. Non cambia la questione che a insegnare l’eresia sia un vescovo, un cardinale o anche fosse un Papa. L’eresia resta eresia. E come tale va evitata peggio della peste.

L’ultimo atto di questa tragicomica pagliacciata contro i Francescani dell’Immacolata la apprendo dal blog Vigiliae Alexandrinae che riporta come gli abbonati alla rivista De vita contemplativa hanno ricevuto la comunicazione che tale rivista è stata sospesa. Il motivo? Questa rivista è curata dalle Suore francescane dell'Immacolata di Città di Castello. Tale sospensione probabilmente deriva proprio dalle note tristi vicende che i Francescani stanno subendo. Posso assicurare, essendovi stato abbonato per qualche tempo, che su questa rivista non sono mai state riportate eresie, articoli polemici o accusatori nei confronti di nessuno. Essendo una rivista principalmente per i monasteri, in essa si trovavano articoli di riflessione teologica, spirituale, dogmatica e vite di santi, il tutto sempre fedelmente al Magistero della Chiesa. Dalla sospensione di questa rivista deduco che conoscere il pensiero dei santi, meditare il magistero della Chiesa e pregare su di esso per i nostri pastori sia considerato un male. Male che va perseguito. Fa specie però che riviste come Famiglia Cristiana o Dossieri Catechista (tanto per rimanere nel tema delle mie competenze personali) godano invece del plauso dei nostri santi pastori (tanto da trovarsi nelle parrocchie) e di non essere vittime di provvedimenti canonici.

A me sta anche bene, imparo a sapere con chi devo trattare e così so anche difendermi da lupi travestiti da preti. Gradirei un po’ meno ipocrisia sulla Chiesa-aperta-a-tutti, sulla Chiesa-del-sorriso e sulla Chiesa-misericordiosa, perché è evidente che in questa Chiesa per i cattolici non c’è spazio, non c’è sorriso e tantomeno misericordia. Ma devo rendermi anche conto che l’ipocrisia è il nettare di chi va contro la Chiesa di Cristo. E, a volte con sgomento, a volte con il sollievo di discernere ciò che è buono da ciò che non lo è, così andiamo avanti. Vado avanti preparandomi ad essere deportato. Non sto esagerando. Probabilmente il martirio, se morirò così, non lo subirò per mano di qualche non cattolico, ma per mano di qualche prete. Probabilmente non sarà una morte violenta, ma una lenta maledizione che scenderà su di me e su chi, con forza e coraggio, deciderà di rimanere fedele al Dogma cattolico. Verremo perseguitati, ci verrà tolta la liturgia sana e santa (fino a qualche anno fa la situazione era anche peggiore), ci verrà impedito di ricevere i Sacramenti e non so cos’altro queste diaboliche menti partoriranno. Un vero e proprio embargo.


Accetto tutto di buon grado. Cristo non rinnega i Suoi figli e rimane fedele alle Sue promesse. Io, tra scegliere la fedeltà a Gesù Cristo e a chi, in Suo Nome, Lo rinnega, ovviamente scelgo la fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo. Costi quel che costi.