giovedì 28 novembre 2013

Amare. Tutti lo dicono nessuno lo spiega. Ecco che allora sorgono i dubbi, ecco che ognuno interpreta l’amore come vuole. Ecco allora che spesso e volentieri si insinua, anche a causa di malvagi personaggi che volutamente vogliono far passare la confusione, l’errato contrasto che sussisterebbe (il condizionale è d’obbligo) tra verità e carità. Della carità sono tutti pronti a riempirsi la bocca, salvo poi non essere capaci a descriverla, a giustificarla, a motivarla. Allo stesso tempo, della verità, sono tutti pronti a demonizzarla perché, come scrive Papa Francesco nella Lumen fidei, “la identifichiamo con l’imposizione intransigente dei totalitarismi”. Ma gli esiti del rifiuto della verità sono sotto gli occhi di tutti. Solo che non tutti ne denunciano il pericolo, probabilmente perché la confusione fa loro comodo. E così si pensa che, come detto, o si sceglie la verità o la carità. Molti così scelgono la carità rifiutando la verità, non tanto per disprezzo della verità stessa, quanto per evitare il rifiuto della carità. L’errore non sta tanto in costoro, quanto nei servi di questo mondo che educano a un tale contrasto che, però, non esiste. E se esiste, sussiste solo nelle convinzioni orrende di costoro. La verità, così, non gode più di difensori e cultori. Il mondo, ovviamente, la rifiuta. I cattolici, meno ovviamente, anche. Costoro sono vittime di quella piaga tremenda inflitta loro dall’Autorità ecclesiastiche che ha scelto, senza comprensibili ragioni, di rinunciare al Dogma, alla verità, per sposare le opinioni che hanno il vantaggio di essere accolte con entusiasmo, ma hanno il difetto di essere false, corrosive e di rivelarsi, nel tempo, il loro esatto contrario. Anche per quel che riguarda l’amore, in una mentalità del genere, si fa presto a contrapporre verità e amore, facendo passare per bigotti, tradizionalisti, oscurantisti, gelidi, insensibili e cattivi, coloro che rivendicano il primato della verità. Questi criminali che educano al primato della carità, insinuando il rifiuto della verità, non avendo le capacità, i mezzi e i contenuti per sostenere queste loro follie, avendo dalla loro il potere mediatico, infangano il nemico (cioè chi sostiene, cattolicamente, il primato della verità) facendolo passare per quello che non è e ingannando i loro seguaci. Non possono dire la verità perché essa li condannerebbe. Mentono sapendo di mentire con lo scopo di prevalere, di godere del consenso mediatico, di imporre le loro aberrazioni. Così facendo non solo tradiscono Gesù Cristo, non solo tradiscono la verità, ma, infine, tradiscono anche la stessa carità. Perché la carità senza verità è finzione, è tragedia, è violenza, orrore. È ovvio che la carità è il fine da perseguire, da esercitare, ma essa non è tale senza la verità. Una carità priva di verità è una sua caricatura nemmeno divertente. Per una concezione dell’amore senza verità si uccide (aborto e eutanasia). Per una concezione dell’amore senza verità si stermina (nazionalsocialismo e comunismo, tanto per dirne due). Per una concezione dell’amore senza verità si tradisce (lussuria). Per una concezione dell’amore senza verità si mente. Per una concezione dell’amore senza verità si ruba, si perseguita, si violenta. E via discorrendo. L’amore sganciato dalla verità è egoismo, il suo esatto contrario. Giova allora riportare le parole di Papa Benedetto XVI, nell’enciclica Caritas in Veritate. Parole di rara bellezza e chiarezza. Commossi, leggiamo: “Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell'amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario”.