Che il Cammino neocatecumenale sia una realtà profondamente eterodossa all’interno della Chiesa cattolica, è un’evidenza tale che a non accorgersene sono solo i suoi appartenenti (e si può in qualche modo, ma non troppo, capire) e la gerarchia della Chiesa cattolica che dovrebbe, invece, vigilare e intervenire in merito (e qui non si possono per niente capire e tollerare tali mancanze). Mi si dirà che quello che per me è un disgustoso e gravissimo tradimento da parte della gerarchia ecclesiastica, è invece la controprova dell’ortodossia del Cammino neocatecumenale nei confronti della Chiesa cattolica. A costoro rispondo richiamando la storia della Chiesa quando, nel IV secolo, con lo scatenarsi dell’eresia ariana, molti vescovi cattolici aderirono a tale dottrina. Mi si permetta, intanto, una glossa a mio avviso molto indicativa: non tutti, all’interno del CNC (Cammino neocatecumenale), sentono l’urgenza e la necessità di far apparire (solo di apparenza si tratta) il loro movimento conforme alla Chiesa cattolica. Per molti di loro, le palesi e gravi divergenze, sono un vanto, un segno di novità, spontaneità e genuinità. I classici sintomi dell’eresia e dello scisma. Tra coloro che mostrano la pesante divergenza del CNC con la Chiesa cattolica c’è un sociologo, ateo, che ha recentemente pubblicato per la Feltrinelli, uno studio sulla crisi della Chiesa in Italia. Il libro è Quel che resta dei cattolici e l’autore è Marco Marzano. Egli, nel suo interessante (e doloroso, per me credente) studio del Cammino scrive che è un movimento: «la cui prepotente avanzata preoccupa tanti dentro la chiesa, quello che con maggior radicalità sta cercando di penetrare nella base cattolica, di occupare le parrocchie, di formare un proprio clero, di disegnare un modello di spiritualità del tutto originale; quel gruppo che ha ideato nuovi rituali e una propria liturgia, che aspira, più di tutti gli altri, a divenire un’autentica “chiesa nella chiesa”» (pag. 21) Anche un ateo si accorge che la liturgia neocatecumenale è nuova, diversa, da quella cattolica, a differenza di tutti quei preti che la celebrano. Quella di Marzano è un’analisi sociologica che nella diversità trova solo un valore da studiare. In essa non può cogliere il dramma dell’eresia, degli abusi, delle storture, dell’apostasia di molti preti e vescovi, della disobbedienza, oltretutto, alle normative millenarie della Chiesa e anche a quelle create ad hoc nei loro confronti dall’attuale gerarchia. Proprio leggendo quanto scrive Marzano si scoprono cose che da anni tanti all’interno della Chiesa cercano di far capire (come l’ottimo blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo Verità), ma non per vincere una battaglia tra schieramenti, ma solo per tutelare la bellezza della Sposa di Cristo e per tutelare le persone che, ignare e animate da buone intenzioni, finiscono nella trappola del Cammino. Marzano cita casi ai quali ha assistito personalmente (ma basterebbe un po’ di onestà intellettuale per capire, anche da soli, che il CNC è lontano anni luce dal Cattolicesimo) e riferisce di testimonianze ricevute da gente che il Cammino, dopo pesanti traumi, l’ha abbandonato. E qui prevedo un’obiezione: i fuoriusciti sono parziali; sono gente che è uscita, quindi inevitabilmente parlerà male del Cammino. Aldilà del fatto che se un uomo si lascia con la propria fidanzata, non necessariamente (anzi!) andrà in giro a dire che lei è una prostituta, ma anzi ricorderà le cose belle trascorse insieme. Non così accade per i fuoriusciti del Cammino. Tra l’altro, se vogliamo prendere per vero che i fuoriusciti sono parziali nel giudizio, lo stesso (e anche peggio) dovremmo dire degli aderenti al Cammino: anche loro sono di parte e i loro commenti entusiasti non possono essere considerati, allo stesso modo, credibili. Per cui, avvocato, obiezione respinta. Nello studio di Marzano, quindi, si evince, innanzitutto, che il CNC è una setta. A pag 211-212 Marzano espone i criteri sociologici (non tradizionalisti, reazionari o chissà cosa) per cui si può affermare senza ombra di smentita che il Cammino Neocatecumenale è una setta. “Una “chiesa nella chiesa” neocatecumenale, un cristianesimo settario e di minoranza, solo nominalmente cattolico ma già autonomo dalla teologia e dalla sensibilità cattoliche, autoreferenziale e disinteressato a tutto ciò che avviene fuori di sé, consapevolmente refrattario a ogni progetto di cambiamento politico e sociale” [pag 175] Dopodiché, a conferma delle analisi sociologiche, come dicevamo, basta il buon senso. Basta guardarli e ascoltarli per capire che non sono conformi alla dottrina e alla prassi della Chiesa. Infatti, leggiamo: “In ogni caso la messa catecumenale è chiaramente un “rito separato”, al quale non assistono mai gli altri parrocchiani, quelli estranei al movimento”. [pag 174] A proposito di liturgia Marzano racconta la Messa neocatecumenale a cui ha partecipato e parla tranquillamente di “monizioni”, “risonanze”, “recita della formula della consacrazione cantata”, “uso del pane piuttosto che delle ostie”, “ricezione della Comunione da seduti” (qui va riconosciuta l’abilità dei fondatori del CNC di usare un escamotage verbale, ma tant’è), “dopo aver ricevuto nelle mani l’Eucarestia il fedele si siede e attende tutto il resto dell’assemblea per ingoiare il pane”, “il calice che passa di mano in mano”. Questi sono tutti elementi (e non sono i soli) molto distanti (se non opposti) alla prassi normale e regolare della Chiesa. Prassi, quella neocatecumenale, condannata da Benedetto XVI, ma rimasta inascoltata e irrisa dai responsabili delle Comunità. La cosa simpatica, nel grottesco della vicenda, è che tali norme papali sono state inserite nello Statuto che riconosce il Cammino Neocatecumenale; per cui capita che i neocatecumenali, disobbedendo al Papa, disobbediscono anche a sé stessi, o almeno a quanto hanno fatto mettere nello Statuto. Oltre al discorso sulla liturgia (che qui ci siamo solo limitati a sfiorare) e ai traumi causati sugli appartenenti al movimento, pesa, come un macigno, il ruolo che il Cammino riserva ai sacerdoti: meri esecutori di formule e di riti. Al resto ci pensano i super catechisti, dei laici. Anche qui, la sterile e falsa apologetica neocatecumenale, oltre a negare anche l’evidenza, sostiene che il sacerdote ha un ruolo fondamentale e centrale nel Cammino. Eppure, le testimonianze (non io) dicono il contrario. “Alle riunioni era immancabilmente presente anche don Gino, il parroco. Seduto accanto ai catechisti, il sacerdote faceva regolarmente scena muta. Non predicava, né ovviamente rispondeva agli interrogatori dell’equipe di catechisti, limitandosi semmai a recitare la preghiera spontanea che inaugurava l’incontro o il Padre Nostro che lo concludeva. Né istruttore né discente, don Gino se ne stava tutta la serata immobile, seduto e in silenzio, ad ascoltare concentrato le parole dei suoi “fratelli”. Anche durante la liturgia della parola alla quale aveva presenziato, se ne era stato seduto lontano dagli astanti, dietro l’altare-leggio, sullo sfondo dell’assemblea, muta tappezzeria simbolica esattamente alle spalle del “fratello” che, di volta in volta, commentava il brano biblico o intonava i canti dopo avergli rivolto una frettolosa genuflessione”. [pag 177] Tra le altre cose Benedetto XVI più e più volte ha richiamato le comunità neocatecumenali, oltre a “seguire fedelmente i libri liturgici” (cosa mai fatta), ad integrarsi all’interno della parrocchia, a non essere cosa a parte. Richiesta anche questa disattesa. Seppur richiamati a partecipare almeno una volta al mese alla liturgia della parrocchia, le comunità non lo fanno e i catechisti (testimonianza anche questa riportata da Marzano) ridono tranquillamente sopra la loro disobbedienza. Nell’assurdo di tutta la situazione, gli ideatori e i sostenitori del CNC sostengono che esso serva a riportare le persone lontane dalla fede all’interno della Chiesa. Bene. Anzi, benissimo! Ma, anche qui, si tratta di menzogne. Primo perché la chiesa che i lontani conoscono è quella neocatecumenale e non quella cattolica, secondo perché il Cammino (aldilà delle dichiarazioni ufficiali) non finisce mai. La durata del Cammino per ogni persona la stabiliscono “i catechisti, che giudicano, di volta in volta, l’idoneità di ogni comunità a superare un determinato “passaggio”. […] in realtà il Cammino non finisce mai, perché la comunità, ed è piuttosto comprensibile, non si sciolgono nemmeno dopo l’esaurimento di tutte le fasi rituali del percorso iniziatico, ma proseguono le attività fino al loro esaurimento naturale (cioè al venir meno dei loro appartenenti).” [pag. 170] Ma non so se in Paradiso esistano le parrocchie. Le eresie propinate dal CNC sono tante e documentate e non è questo lo spazio per evocarle. Rimando al blog già citato, dell’Osservatorio sul Movimento Neocatecumenale. “L’avvento del movimento neocatecumenale avrebbe segnato, in accordo con una convinzione tanto diffusa nei gruppi scismatici di ogni tempo (La Volpe 2010), la rinascita dello spirito originario, la ripresa a distanza di secoli di un cristianesimo finalmente destinato a un gruppo di soli eletti e non più alle masse, definitivamente liberato da incombenze politiche, sociali e culturali più ampie, felicemente ridotto alla sua essenza radicale: un percorso iniziatico di ascesi spirituale a imitazione di Cristo, dei suoi discepoli e delle prime comunità cristiane perseguitate”. [Marzano, pag. 169-170] Seppur tra notevoli anomalie e grosse stranezze dell’iter di riconoscimento, il CNC è definito come parte della Chiesa cattolica, che però a ben guardare è come se un pescivendolo garantisse che quella bistecca che ha in vetrina lui l’ha pescata quella mattina. I papi, più o meno, ne hanno validato l’esistenza e la prassi. Questo, più che garantire la genuinità e la cattolicità del CNC, a ben guardare, aumenta soltanto lo sgomento di come un’Autorità gloriosa, santa e veneranda come quella petrina, si sia abbassata (perché di questo si tratta) ad accettare dottrine e pratiche che di cattolico non hanno niente e che vanno contro lo stesso Romano Pontefice. Romano Pontefice che, è vero, ha richiamato spesso le storture, ma senza provvedimenti seri le parole volano e rimangono solo a scandalizzare chi si sforza, come me, di rimanere cattolico. Le parole usate per elogiare il Cammino sono ripetute come un mantra dai sostenitori dello stesso; le parole (anche queste molte) di richiami sono irrise dagli adepti del CNC e ignorate dal resto della cattolicità. Effettivamente se alle parole non si fanno seguire i fatti, difficilmente esse troveranno accoglimento di fronte a figli disobbedienti e impuniti. La crisi della Chiesa è anche figlia della crisi dell’Autorità, che ha deciso di non punire più e di non imporsi più e la sua Parola, che dovrebbe essere vincolante per tutti, è diventata opinabile e, quindi, trascurabile. Il Papa è diventato un’opinionista che esprime la sua idea e non la verità della Chiesa, per cui, come fanno i Neocatecumenali, si può prendere delle parole del Pontefice solo quelle che fanno comodo. La cosa più grave, dicevamo, è che i Papi hanno deciso di affidare le sorti (alcune, non tutte) della Chiesa a degli eretici e degli scismatici. Non so con quali criteri né a quali costi (uno, carissimo, è lo scandalo per chi la fede cattolica ancora la conserva). La scelta c’è e ne prendiamo atto. In spirito, cattolico, di filiale obbedienza. Seppur nello sconcerto e nel dramma che viviamo, accettiamo le decisioni di chi è sopra di noi. Tremiamo e piangiamo di fronte all’abominio, ma se davvero abbiamo fede, sappiamo che le porte degli inferi non prevarranno. Nemmeno se sono guidate da un pittore spagnolo.