martedì 18 dicembre 2012

Quei cattolici di una volta, quelli che erano cattolici e basta, senza dover aggiungere nessun aggettivo che li qualificasse come ‘progressisti’, ‘tradizionalisti’, ‘neoqualcosa’, eccetera, sapevano come stavano le cose e, in ambito liturgico, avevano le idee ben chiare di cosa in una liturgia accadeva. Certamente non tutti erano dotti liturgisti, capaci di spiegare il mistero che si cela dietro tanti segni e riti (oggi ridicolizzati o eliminati), ma proprio perché non erano così presuntuosi da dover spiegare tutto, contemplavano e adoravano. Pratiche oggi andate in disuso e bistrattate dai sapienti ecclesiastici nostrani. Quei cattolici di una volta avevano preparato un breve, ma chiaro, Galateo con Dio (reperibile nel Catechismo di San Pio X, Salpan Editore). In questo galateo si esordiva dicendo: “Le donne abbiano sempre il capo coperto e siano vestite senza scollacciature o sbracciature o con la gonna troppo corta”. Per noi moderni questa cosa pare puro bigottismo. La pratica è diventata tanto disattesa che nelle grandi chiese italiane molto spesso si distribuiscono foulard o copri spalle per coprire appunto ciò che il pudore dovrebbe già di per sé richiamare a nascondere. Il galateo prosegue raccomandando la genuflessione al Santissimo Sacramento (ove ovviamente presente). Per noi moderni tale pratica è diventata impossibile. O perché il Santissimo Sacramento è stato nascosto in un angolo buio della chiesa o in una cappella laterale (certamente non sull’altare maggiore – ah già, non ci sono più nemmeno gli altari -) o perché il Santissimo Sacramento è stato ridotto a semplice cibo di cui nutrirsi (niente Presenza Reale) e giustamente non ci si genuflette davanti a qualcosa che è stato reso simile alla pastasciutta o al tiramisù. Il galateo definisce “imperdonabile sgarberia” quella di chi entra in chiesa senza salutare il Padrone di casa e corre davanti alla statua di qualche santo. Noi moderni abbiamo risolto il problema: per evitare codeste sgarberie abbiamo direttamente rimosso le statue dei santi; tanto che le nostre chiese sono più tristi e vuote di un garage. Terza raccomandazione: “Evita in chiesa ogni singolarità nel vestire, nel genuflettere, nel modulare la voce nella preghiera o nel canto”. Ma che rottura questi cattolici antichi! meno male che c’è stato il Concilio (quello della fantasia ideologica, non quello reale) che ha spazzato via tutte queste pratiche farisaiche: in chiesa e nella liturgia vige la dittatura dello spontaneismo (per dirla con Mario delli Ponti). Ognuno fa quel che si sente, ciò che gli è più naturale. Sei capace a strimpellare? Suona la chitarra. Sei capace a battere le mani? Sei il ben accetto! Ti promuoviamo se le batti sul bongo, così siamo tutti più felici! Sai ballare? Danziamo intorno all’altare! E via discorrendo. Tutto è permesso in chiesa, non mi stancherò mai di dirlo, (finché qualcuno non si preoccuperà di spiegarmi l’arcano o di eliminare ogni abuso) tranne ciò che è prettamente cattolico. Ancora il galateo: “Sta in ginocchio quanto più puoi, almeno alla Consacrazione e alla Comunione. La Comunione va fatta in ginocchio e presa, prudentemente, sulla lingua”. Questo è troppo! Inginocchiarsi è da bigotti retrogradi tridentini. Inginocchiarsi non è, per i moderni, da cattolici adulti, e da un indulto all’altro, si è concesso di riceverla in mano. Con la conseguenza che inventori di liturgie impongono e praticano la prassi di riceverla da seduti. Se la si considera un cibo, da consumare in compagnia intorno ad un tavolo, tutto torna. Infine il galateo conclude raccomandando “Raccoglimento e silenzio”. Nelle liturgie di oggi il silenzio è diventato uno spazio pericoloso, da evitare a tutti i costi, non sia mai che i fedeli pensino a Dio e gli rivolgano delle preghiere. La liturgia, essendo vista in una mera prospettiva antropologica, dove tutto è rivolto all’uomo e in sua funzione, non c’è posto per la meditazione e il raccoglimento, L’intrattenimento non conosce il silenzio. Ogni spazio vuoto, tra un rito e un altro, tra una cosa e l’altra da fare, si riempie con qualche strimpellata o con qualche chiacchiera pastorale. Non indugio sul “in chiesa non si fanno presentazioni e NON SI BATTONO LE MANI a nessuno e per nessun motivo: LA CHIESA NON È UN TEATRO!”, perché sarebbe gioco facile notare la prassi moderna e rodersi l’anima (e corrodersi la fede).

1 commento:

  1. C'è qualcosa di più desolante
    di un moralista tuziorista?
    Ebbene sì, un galante liturgista tuziorista.

    SV

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