martedì 18 novembre 2014

Ieri su Twitter ho ricevuto il seguente messaggio: “Se ami la famiglia scrivi nel tuo stato #StopDDLdivorzioBreve.” Ovvio che amo la famiglia. Così com’è ovvio che non dovrei stare a spiegare di quale famiglia stiamo parlando, visto che tutte le moderne aspirazioni di omologazione giuridica sono dei falsi non solo ideologici, ma anche pratici, con tutte le conseguenze tragiche e pericolose che nessuno dei sostenitori si decide a prendere in considerazione.
Alla richiesta ricevuta ho risposto con un deciso rifiuto. Il motivo? Certamente non perché abbia a cuore il divorzio e la sua più celere possibilità, quanto per un senso di realismo al quale cerco di essere sempre ancorato. Se i politici e chi di dovere si lasciano influenzare dagli hastag sui social network devo riconoscere che siamo messi peggio di come temevo. Se, come credo, i politici – questi politici in modo particolare – se ne fregano della volontà della gente - perché tra l’altro ce lo hanno dimostrato e ce lo dimostrano regolarmente – si disinteressano anche di queste campagne. I politici devono rispondere a poteri che non sono quelli del popolo. I votanti sono un mezzo, un’illusione, più o meno pia, ma sempre illusione.
Per chi ha un po’ di memoria si ricordi i referendum sulla procreazione assistita capovolti poi anni dopo da una sentenza della magistratura. Così come tutti quelli che avrebbero dovuto ridurre gli stipendi dei parlamentari. Tutto fumo negli occhi.
Io sono rassegnato e mi risparmio delusioni post entusiasmo. La mia rassegnazione non mi esime dal combattere, fuggo l’essere vile e assoggettato a un sistema che non solo sfrutta, ma soprattutto prende per i fondelli (eufemismo) i suoi sudditi. Devo ancora capire il come, oltre a – nel mio piccolo – ribadire la verità delle cose, ma gli hastag i ‘mi piace’ e tutto il resto non mi convincono.
Anzi, mi sembra un modo perfettamente tollerato dai potenti per far illudere le masse.

Se permettete, vorrei evitare di uniformarmi.