mercoledì 21 maggio 2014


Qualcuno lo chiama diritto. Anzi, qualcuno lo chiama crimine. La maggioranza delle persone pensa che l’aborto sia normale. E, se proprio la questione lo disgusta, lascia comunque la possibilità di praticarlo ha chi ha la volontà e l’esigenza di farlo. L’immagine sopra riporta mostra un’ipocrisia vomitevole della società contemporanea: ci sono morti e morti. E questa immagine è relativa alla sola Italia; se la immaginiamo proporzionata a tutto il mondo, se non vi vengono i brividi avete qualche problema. Quando si parla di seconda guerra mondiale si pensa subito all’Olocausto, alla follia nazista e ogni volta ci si commuove a celebrare giornate della memoria. Ci sentiamo ogni volta sempre più in colpa delle svastiche sui muri o degli insulti razziali ai calciatori e pretendiamo che contro queste becere pratiche lo stato e la scuola intervengano. Ma nessuno – o quasi – si scandalizza dell’aborto. La cosa significativa è che fino a qualche anno fa (testimone anche io nella mia breve esperienza di vita) ci si spendeva per far passare l’idea che il feto non fosse un essere umano. Tutte le ipocrite (e non scientifiche) dissertazioni sulla liceità dell’interruzione di gravidanza (parola che nasconde che si tratta comunque di un omicidio) dal giorno successivo alla seconda o terza settimana e via discorrendo. Oggi tutto questo è superato e viviamo in un ambiente che parla dell’aborto fregandosene se quella sia una vita umana o meno. Anche se fosse è doveroso abortire; o almeno chi vuole deve poterlo fare. Sembra un passaggio sottile, ma è significato e tragico. Anche ammesso e non concesso che di vita umana si tratta – dicono e pensano – è lecito (e lo stato deve permetterlo) poterla sopprimere. La cosa forse più preoccupante della vicenda è il silenzio e lo smarrimento in cui vivono tutti coloro che riconoscono che l’aborto è un crimine. Che essi siano cattolici o meno non fa differenza. Che con l’aborto si pratica un omicidio non è un dogma di fede, ma un dato razionale, scientifico, che il cambio di mentalità oggi vigente mostra in tutto il suo orrore. E questo dovrebbe far riflettere tutti coloro che non si sono mai scagliati contro tale abominio, convinti che le eccezioni potessero essere tollerate o, non so se peggio, con l’illusione che sacrificando un valore (come per esempio quello della vita), non si sarebbero messi in discussione gli altri, anzi si sarebbero tollerati. Invece la storia recente ha mostrato e dimostrato come a colpi di piccoli sacrifici è crollato (non possiamo più dire ‘sta crollando’) tutto l’edificio dei valori che fino a qualche decennio fa si consideravano sacri (non in senso religioso) e inviolabili. Abbiamo imboccato una strada senza ritorno. A meno di plateali interventi di Dio (atei o eretici non so cosa dirvi) non so sperare in una risoluzione. Ognuno difenda il suo più che può, ma siamo anche inermi di fronte ai poteri e gli interessi che muovono coloro che stanno perseguendo la strada della morte. Almeno rendiamocene conto.