lunedì 12 maggio 2014



Già, perché cambiare le parole? Il solito giochetto del "la forma non conta, l'importante è la sostanza" ma poi chi più ha interesse della forma è chi la demolisce perché sa che cambiandola cambia anche la sostanza. Così con le parole. Perché non chiamare più la Messa "il Sacrificio incruento di Cristo" e definirla in tutti i modi possibili tranne che quello? Perché usare ambigue espressioni quali "la celebrazione del mistero pasquale", che poi favoriscono noti eresiarchi a inventarsi liturgie con mense al posto degli altari, danze intorno ad esso al posto del ringraziamento, consumazione dell'Eucarestia seduti come fosse un normale cibo e non in ginocchio come è (e non fosse) il Corpo di Cristo? Eresiarca che può avere tutte le papali approvazioni e tutti i timbri dei pontifici consigli a lui sottomessi, ma sempre un eresiarca rimane, perché non c’è Papa o pontificio consiglio che può cambiare la Dottrina della Chiesa.
Ecco perché sono importanti le parole.
Ecco perché avere una lingua meno soggetta ai mutamenti aiuta.
Ecco perché conservare le definizioni dogmatiche oltre che sacrosanto è utile.
Ecco perché chi ama chiama le cose con il proprio nome.

Ecco perché molti oggi nella Chiesa cambiano nome alle cose: perché non la amano. E chi non ama la Chiesa non ama Gesù Cristo. E chi non Lo ama è un eretico. Tanto per essere chiari con le parole.