C’erano due piatti pieni di cose buone, ma che con dei frutti marci. Questi piatti erano belli a vedersi e i frutti buoni erano gustosi a mangiarsi. Vivevano dando ad altri piatti i propri frutti, non sempre però quelli buoni. A volte, spesso direi, davano più i frutti cattivi che quelli buoni. Quelli buoni e gustosi li tenevano per sé, per mostrarsi belli. Siccome però erano tutti piatti, più o meno profondi, ma sempre piatti, non riuscivano a farsi vedere dai loro simili, a farsi ammirare. Allora facevano a gara ad arrampicarsi su un palo di legno per raggiungere la cima e da lassù pavoneggiarsi e farsi notare. Ma l’invidia è una brutta cosa, non solo per gli uomini, ma anche per i patti. Così quelli che rimanevano sotto, invidiosi, scuotevano il palo di legno e facevano cadere il piatto in cima. E poi gli ridevano in faccia e andavano a lottare per salire loro stessi su un altro palo di legno. La situazione era veramente misera e insostenibile. Avvenne che un giorno i piatti trovarono un palo di legno diverso. Non era solo una pertica verticale, ma a essa era fissata un altro palo orizzontale a due terzi d’altezza della pertica verticale. Rimasero perplessi, dubbiosi, scettici e increduli. Non capivano a che servisse quella cosa strana lì. Finché un giorno un piatto, d’oro però, mostrò loro come funzionasse quella cosa lì. Chiese l’aiuto di un volontario. Si offrì un giovane piatto, uno di quelli che era solito azzuffarsi per salire sopra il palo di legno. Il piatto d’oro prese una corda, la fissò a un lato del palo orizzontale e con l’altra estremità ci lego il piatto che si era offerto come volontario. La stessa cosa fece per se stesso ed erano fermi lì, alzati un poco da terra, di fronte agli sguardi silenziosi e stupiti dei piatti che riempivano il piazzale dove stava accadendo il bizzarro episodio. Poco dopo il piatto d’oro disse all’altro piatto: «Dammi i tuoi frutti marci». Il piatto giovane non ci pensò due volte e glieli tirò contro. Il piatto d’oro si riempì di frutta cattiva e brutta. Immediatamente si abbassò fino a toccare terra. L’altro piatto, solo con i frutti buoni e belli, salì alto alto, da potersi far ammirare da tutti gli altri. Anche da quelli lontani, arrivati tardi e che sostavano nelle file addietro, e che vedevano solo il piatto pieno di frutti belli in alto e non vedevano il piatto d’oro pieno di frutti marci, che giaceva a terra.
Così è l’amore. Non si è belli da soli, ma con qualcun altro che si abbassa e si riempie dei nostri difetti, per innalzarci e mostrarci migliori. Così anche noi, caricandoci del male dell’altro, possiamo ergerlo e farlo apparire per quello che è: bello.
Così è l’amore. Non si è belli da soli, ma con qualcun altro che si abbassa e si riempie dei nostri difetti, per innalzarci e mostrarci migliori. Così anche noi, caricandoci del male dell’altro, possiamo ergerlo e farlo apparire per quello che è: bello.
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