Due cari amici (che Dio li benedica e li colmi di grazie), che amano provocare le mie convinzioni, e stuzzicare la mia pazienza (ben poca), mi hanno regalato (ritrovata in uno scatolone di una parrocchia) una piccola enciclopedia con alcuni testi di psicologia. Per loro che mi frequentano, sanno la mia avversione e la mia irritazione per tale materia; quindi il regalo, più che un dono, è una sfida. Che da subito, raccolgo. Prendo a caso un volume di questi, nello specifico s’intitola Educazione e psicoanalisi di A. Freud, e scorrendo l’indice analitico giungo alla voce religione. E qui il mio interesse si accende. Ovviamente non per la psicologia, ma per la religione. Al massimo per il rapporto che intercorre (sempre che possa intercorrere) tra psicologia e religione. Ma già dall’indice analitico si capiscono un po’ di cose. Infatti alla voce “religione” non ci sono i riferimenti diretti, ma si rimanda alla voce “concetto di Dio”. La cosa mi puzza, e nemmeno poco. Ridurre la religione ad un concetto mi sembra una forzatura, oltrechè una riduzione. Per giunta per la religione cattolica che la stessa definizione di religione le va stretta, visto che si tratta di un intervento di Dio nella storia. Quindi tanto un concetto non è. Ma vediamo lo stesso di leggere cosa c’è scritto. Partendo dal presupposto che spesso e volentieri la psicologia vede nella religione un prodotto umano, un palliativo alle turbe mentali dell’uomo, un impedimento alla vera e reale realizzazione dell’essere. Presupposti che non si coniugano per niente con la religione cattolica. L’unica in cui credo, l’unica vera. Fino ad ora le mie sono state considerazioni personali, fondate sulle mie elucubrazioni e sulle mie sensazioni. E, si sa, le sensazioni non sempre portano alla verità. Mi rendo conto però, che in ambito psicologico, forse, una verità non c’è. E per questo ritorna evidente l’inconciliabilità con la fede cattolica. Nel testo in questione e ai riferimenti della voce ‘religione’ dell’indice analitico ne ho una conferma. Vado a pag. 60 e leggo: “Perciò l’idea di Dio, che costituisce la veste definitiva indossata dall’autorità, va incontro a mezza strada verso il sentimento d’onnipotenza posseduto dal bambino per puntellare quest’ultimo e impedire che possa vacillare. Un’influenza decisiva al riguardo, lo sappiamo, è fornita dall’atteggiamento dei genitori: a seconda del modo in cui il sentimento d’onnipotenza viene rafforzato o indebolito dalle prime ricerche del bambino si verificherà in lui un carattere portato verso l’ottimismo o il pessimismo, la prudenza o l’intraprendenza, l’audacia o la sfiducia. Perché l’esito dello sviluppo coincida con un sano ottimismo e non invece con l’utopia o la fantasticheria occorre che il pensiero corregga in tempo questa onnipotenza.” Per il momento mettiamo un punto, anche perché di cose da dire ce ne sono. In soldoni quello che dice la Freud è che siccome il bambino deve crescere ottimista (ma non è anche l’ottimismo, come tutti gli –ismi, un’utopia e un’ideologia?) deve essere eliminato il sentimento d’onnipotenza, cioè il concetto di Dio, visto che quest’ultimo è legato strettamente al sentimento di onnipotenza del bambino. Quindi la psicologia riconosce senza problemi che la religione è un impedimento alla maturazione delle persone. Bene. Benissimo. Ognuno predica ciò che vuole. La cosa agghiacciante è il solito, ridicolo, sterile e angosciante tentativo dei cattolici di conciliare tutto quello che non è cattolico con il proprio credo. Quindi spesso si sentono e si leggono di cattolici che reputano, sana la psicologia. Basterebbe sapere che la psicologia non reputa sana la religione per capire che qualcosa non va. Oltretutto si parla della religione come di “utopia” e di “fantasticheria”. Sarebbe da far notare che a essere sano, e cattolico, è il realismo. Il vedere le cose per quello che sono, non pregiudizialmente bene (come fa l’ottimismo) o pregiudizialmente male (come fa il pessimismo). Per chi ancora non fosse convinto andiamo avanti. Perché c’è dell’altro. Pagine 61 e 62. Leggiamo: “L’idea di Dio danneggia il principio di realtà in quanto impedisce di respingere l’irreale e l’incredibile; può lederlo in maniera tale che il riconoscimento del tangibile, di ciò che è a portata di mano, di tutto quello che si suole definire “evidente” nelle questioni intellettive viene rimosso insieme a tutti i processi più profondi di pensiero. […] Il danno arrecato può variare di natura e intensità: può interessare i poteri intellettivi nella loro totalità oppure solo qualche singolo settore di essi, ma in ogni caso non è eliminabile del tutto da una successiva educazione illuminata. […] Non basta dunque abolire semplicemente dall’educazione del bambino dogmi o altre educazioni confessionali, quantunque i loro effetti inibitori sul pensiero sono oggi riconosciuti con maggiore facilità. Introdurre nell’educazione dell’infanzia l’idea di Dio per poi lasciare che sia lo sviluppo del singolo individuo a occuparsene non costituisce perciò il mezzo più adatto per dare al bambino una libertà da essa. […] potrà liberarsene soltanto a prezzo di duri sforzi e di gravi dispendi di energia.” Cattolici e credenti di tutto il mondo svegliatevi: siete degli idioti! Questo ci vogliono far capire. I preti, sempre loro, per secoli e millenni hanno soggiogato l’umanità, intristendo il mondo, arrecando danni irreparabili a quei bambini e adulti da loro educati. Siccome se ne sono resi conto, hanno provato, loro, gli illuminati, a portare una cura a questa mattanza. La dea Ragione ha fatto il suo ingresso nella storia. Ma siccome hanno costatato che la fede, specie quella cattolica, che non si piega ad essere una religione nazionale controllata dallo Stato, hanno capito, come ci illumina la Freud, che alla religione non c’è cura. L’unica soluzione è eliminarlo del tutto, evitare che nasca. Lo fanno per il bene dei bambini, loro sì che gli vogliono bene alle creature umane. Gli vogliono risparmiare traumi! Non sia mai che capendo che esiste un Dio creatore, riconoscano di non essere loro Dio. Non sia mai che capendo che esiste un Dio redentore, loro sono peccatori e bisognosi di salvezza. Non sia mai che capendo che esiste un Dio amore, si sentano in dovere di considerare l’altro come fratello e non come schiavo, impedimento da eliminare per realizzare la propria egofelicità. Hanno avuto l’illusione di riuscirci, di eliminare la religione. Hanno creato stati e domini aconfessionali. Nazismo e comunismo. I risultati li conosciamo tutti. A meno che non vogliamo dire che sono stati un bene. Certo, ci sarà qualche psicologo che mi rimprovererà che quelle tesi che ho esposto sono antiquate, superate. Aldilà del fatto che vorrei capire quali sono quelle attuali, se ce n’è una chiara e definita, oppure è suscettibile delle mode del momento e dei convincimenti dello psicologo di turno. Oltretutto vorrei dire a costoro che seppur superate e antiquate, queste tesi sono legittimate. Seppur originarie, ma poi corrette, la base è quella. È contro ogni religione. In particolare contro la fede cattolica. Che poi si riesca a conciliare le cose, complimenti a chi ci riesce. Io trovo difficoltà. Vedo, nella mia cecità, una materia, la psicologia, che considera l’uomo un prodotto, un mezzo su cui sperimentare e guadagnare (tutto ciò è palese in quella branca della psicologia denominata “psicologia del marketing”), una cosa e non una persona. Tutto ciò contrasta in maniera pesante con una religione, quella cattolica, che considera l’uomo, il centro di tutto, la sublimazione della creazione. Tanto da riconoscere in esso l’immagine del Suo Creatore. Tanto che lo stesso Creatore ha voluto farsi uomo.